Birrificio Pasì

LA STORIA DI PASI’

Con fare calmo e deciso, Pasì tira su il coperchio del grande contenitore dov’è messa la birra a fermentare. La guarda schiumare, frizzare, ne aspira l’odore. Chiude il coperchio. Un lavoro ben fatto, lo si capisce da come sorride e si passa uno strofinaccio nelle mani, con cura e abitudine. Un gesto liturgico, senza parole. Benedice la birra. A suo insindacabile giudizio, è pronta per essere imbottigliata.
La guardo, una birraia donna e, non bastasse, siciliana. Le chiedo: “Come t’è venuta l’idea di darti alla birra?”

“E’ stata la vita. Avevo vent’anni, poco più, era l’estate del ’67, la Summer of love.” ridacchia, e un pò si perde nei ricordi, tutte cose di cui non mi direbbe mai. E’ una donna pratica, si limita all’essenziale.
“Ero a Londra da due anni” prosegue. “Studiavo economia. Mio padre morì, niente più soldi dall’Italia. Un classico, direi. L’intermittenza della fortuna. Dovetti lasciare il mio bell’appartamentino nel West End e finii a dividere una catapecchia a Camden Town con uno spostato di spagnolo. Dopo due mesi lo spagnolo sparì e a occupare la sua stanza venne un ungherese, Jan. Un grande bevitore e intenditore di birra. Ridendo mi innamorai di lui, e lui di me. Il nostro amore generò la nostra prima birra, nata lì, in una vasca da bagno.

Tu non ci crederai, magia della summer of love, fortuna sfacciata, chiamala come vuoi, quella birra la assaggiò Jimi Hendrix. La nostra casetta a Camden Town sembrò divenire il centro del mondo. Abbeverammo gli hippies della Swinging London per tutta l’estate. Jan andò via, da un giorno all’altro. Mi spezzò il cuore. Che dire? Sapevo fare la birra. Me ne tornai in Sicilia, e, senza falsa modestia, eccoti la birra più buona del mondo!”